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R-ESISTERE

[articolo pubblicato sul sito dell’Orlando]

In treno, di ritorno da Cortona, dove i fortezzari si sono riuniti per sentire le cose e tradurle pian piano in idee linee cose.
Sto scrivendo sul mio taccuino, a mano (è così liberatorio potersi permettere di non usare il computer ogni tanto); magari sul treno è un po’ più difficile… è come se qualcuno ti desse continuamente degli spintoni sul gomito, porcaeva).
Ma resisto.
La parola “resistenza” è entrata di prepotenza in questa fase della mia vita.
Non la resistenza della guerra, di cui in fondo non so nulla. Qualcosa d’altro. Da Wikipedia ho letto che la resistenza è la capacità degli uomini di sopportare la fatica. Sopportare, che non è reagire. E’ qualcosa di oltre. E’ come lo zero tra il +infinito e il –infinito…
Resistenza è dire: le cose vanno così? Ok, io continuo a perseguire un fine che è fare le cose al mio meglio, con una coscienza serena. Indipendentemente da mode, lune, menate. Se ne parlava a tavola proprio ieri, il Lore ha ripescato una frase di Calvino che andava proprio in questa direzione.
Fare del mio meglio.

Resistenza significa:
Rimettersi in discussione ogni volta che un cambiamento è necessario
Essere umili
Cercare e sentire i propri talenti. E quelli degli altri
Usarli
Sentire di potercela fare ma senza diventare presuntuosi
Non fare nulla se si sente che non c’è nulla da fare
Pensare che l’idea migliore non è dentro di te ma nasce grazie all’interrelazione. L’idea è nell’aria, noi portiamo un pezzo del puzzle. Una lampadina si accende quando i fili + e – sono collegati a una sorgente di energia, e se c’è il filo gialloverde è meglio, ti aiuta a tenere i piedi per terra.
La soluzione è semplice, ma non è facile trovarla; soprattutto non la si trova con la testa
Allenarsi all’istinto (grazie sig. Jarrett)
Richiamare l’intuizione
Non confondere la fretta con la velocità
Lavorare duro. Ma fermarsi quanto è necessario (le pause sono necessarie in uno spartito. Miles era il migliore al mondo a far suonare le pause)
Sperimentare sperimentarsi
Guardare negli occhi delle persone più che si può
Dire non lo so quando non sai una cosa
“e smetterla di lamentarsi” (grazie Sommolorè!)
Sentire che le cose belle della vita, quelle veramente belle, hanno una fortissima componente spirituale (la musica, i colori, le impressioni, il gusto, l’amore)
Sentirsi
Smetterla di pensare di conoscersi. Non è ancora vero
Cercare di conoscersi
Trasformare bene la propria energia (come?)
Accettare di dover fare la cacca
Vivere in un sano disordine ogni tanto non fa male
Sentire la voglia di mettere in ordine
Stare a tempo, anzi (man)tenere il tempo, non in modo rigido, non in modo morbido, ma nello stesso modo con cui terresti tra le mani un pulcino
Non essere schiavi del tempo
Non essere schiavi
Essere
Stare attenti. Allenarsi all’attenzione (che cos’è l’attenzione?)
Attendere. A volte sei in ascensore. Le porte chiuse. Va su o va giù. Tu non puoi che attendere. A un certo punto però le porte si aprono e devi camminare
Camminare per 8 ore di fila senza fermarsi
Scrivere la parola amore usando il corpo come matita e i reticoli delle strade di una grande città come foglio (grazie sig. Auster)
Fare tutto con l’altra mano per un giorno
Stare in campana
Tenere (con l’accento sulla e)
Mantenere
Modificare
Riparare
Gridare quando nessuno può sentirti
Gridare quando qualcuno può sentirti
Fare tesoro del tempo
Ricordarsi
Ricordarsi di ricordarsi
(continua…)

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