paini.

Silence Museum


_
É come quando passeggi per strada, o sei seduto in un bar, e guardi, o meglio curiosi nelle case che si affacciano sulla strada che stai percorrendo (o vivendo attraverso un caffè). Guardi dentro e intravedi altre normalità, altre abitudini: le riconosci dai colori delle pareti (bello quel giallo ocra in quel soggiorno), o dalla forma di certe lampade, o dalle tende che dopo tutto non nascondono granché. Le riconosci anche dalle persone, che prima o poi (s)compaiono, e che viaggiano tra un locale e l’altro, non curanti (e forse no) che qualcuno li sta guardando. Forse anche questo fa parte della loro normalità, così diversa dalla tua. Un passeggiare dentro la propria casa, sapendo che, sotto sotto, tutte le tue cose sono esposte anche per gli occhi e le impressioni degli altri, che in un mo(n)do o nell’altro passano e poi vanno. Ma non assomigliano a te, anche se in fondo tornano da un lavoro più o meno sicuro come il tuo, mangiano, fanno le pulizie, …
Quando guardi, guardi e basta, perché delle loro azioni non arriva nient’altro che un immagine filtrata dal vetro, che blocca ogni rumore. Quel silenzio fa cambiare anche il modo di vedere la scena che smette di essere normale e consueta. Ogni gesto viene osservato con un nuovo occhio: un occhio che non è sostenuto dai rumori associati a quell’azione, che, per quanto silenziosa, ha bisogno di tutti quei tintinnii e sfregamenti che la rendono in qualche modo reale e più tangibile. É bello, o quantomeno strano, accorgersi che ogni gesto smette di essere semplicemente un gesto abituale quando viene privato del suo rumore. É strano osservarsi mentre si osserva qualcuno che semplicemente taglia le cipolle, o passa da un stanza all’altra. É strano, così strano, perdersi un po’ nella casa di questo nuovo inquilino, che, senza saperlo veramente, ha fatto irruzione nella tua visione della vita. É anche lui tuo ospite, così come tu sei ospite a casa sua. Per qualche momento. Si instaura qualcosa di intangibile, di sottile, ma di importante, tra due realtà. Un collegamento che permette a te di osservare, nella tua normalità, dentro la tua casa, ogni singolo gesto e movimento, e a lui di fare sempre quelle stesse azioni di sempre sapendo che c’è là fuori, forse, un occhio che osserva in silenzio. Ad ognuno è richiesto, da quell’esperienza, di essere più attento di prima.

dario paini © Arles_002

0 Comments