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La Biennale di Venezia 2017 – Giorgio Andreotta Calò

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Giorgio Andreotta Calò
Senza titolo (La fine del mondo) / 2017
installazione site-specific

Padiglione Italia, 57. Esposizione Internazionale d’Arte, La Biennale di Venezia
L’opera, progettata per la mostra “Il mondo magico” curata da Cecilia Alemani, intende essere una sintesi della ricerca dell’artista, un intervento in dialogo con l’architettura originale del Padiglione Italia ma capace al tempo stesso di trasfigurarla.
Il lavoro prende spunto dal saggio di Ernesto De Martino, uno dei più importanti antropologi italiani, dal titolo emblematico La fine del mondo: ultimo testo dell’autore, rimasto incompiuto e pubblicato postumo, il volume raccoglie e formula una serie di riflessioni sul concetto di Apocalisse culturale, in cui la presenza stessa dell’individuo, il suo esserci nel mondo, entra in crisi. In questo processo analitico l’uomo si ridefinisce come insieme in cui fisicità e spiritualità coesistono in uno stesso sistema. Questa dualità ontologica è la matrice su cui si costituisce l’intera opera, che divide lo spazio in senso orizzontale in due livelli sovrapposti e complementari.
L’installazione si inserisce all’interno dello spazio architettonico di una porzione della seconda Tesa, ovvero quella adiacente al giardino delle Vergini. Il volume dello spazio espositivo è attraversato in senso orizzontale dall’installazione che crea una divisone in due livelli distinti, uno superiore e uno inferiore, connessi da una scalinata. Il livello inferiore si innesta nel volume della Tesa senza avere muri divisori che lo separano dal resto dell’ambiente, mentre il livello superiore è chiuso e separato dal resto della Tesa attraverso una superficie divisoria che internamente ospita una grande parete specchiante.
Nel livello superiore l’architettura dell’Arsenale è lasciata integra e riflette i suoi volumi su un grande specchio d’acqua. Dall’alto, una visione vertiginosa e straniante, ma al tempo stesso limpida e calma, porta il pubblico a uno stato contemplativo.
Il livello inferiore invece, più fisico, denso e materico, è sede dell’ossatura portante che sostiene l’intera installazione. È questo uno spazio “sommerso”, che il pubblico è chiamato ad attraversare, animato da elementi scultorei, le Pinne Nobilis, che richiamano il tema del doppio e che trovano origine nel contesto della città di Venezia, essa stessa paradigma di un’Apocalisse culturale in atto.
La struttura che costituisce la scalinata, il sostegno del piano superiore e la parete di delimitazione è costituita da ponteggi (elementi modulari utilizzati in genere in ambito costruttivo).

Dario Paini: acoustics (noise attenuation) + sound design (soundscapes in loop)