dariopainiphotography

Yearly Archives: 2010

Uncertain …Certain!

Guardatevi un po’ questa bella recensione di “Uncertain, Texas” .

Poi quando vi capita andate a sentire questo simpatico gruppo e già che ci siete comprate pure il cd!

Computer Music Studio

un articolo/intervista al Paini – da “Computer Music Studio” (Dicembre 2010) (click on the image)

DDN free magazine – Pinaxa + Kaneepa

Cliccando qui sotto puoi scaricare l’articolo pubblicato su DDN_free, che riguarda gli studi progettati per Pinaxa e Michele Canova:

Grazie so much a Lorenzo Palmeri per il lavoro e la generosità! foto dp by: Federica Guidali & Mauro Del Romano

061039

Oggi è il compleanno di mio papà, il Luìs, che sta rifacendo casa. Avrai una casa bellissima

Claudio Guidetti Rec. Studio: the “A” Team

Ladies and gentleman, ecco a voi i ragazzacci che hanno realizzato lo studio di Claudio Guidetti!

ILFORD

Ho imparato ad amare le foto con questa pellicola. Le nottate in cucina (camera oscura) con mio padre che mi insegnava a svilupparle. E poi vedere la foto nascere pian piano dall’acido, e poi arrestarla e poi appiccicarla sulle piastrelle e poi rivederle al mattino prima della colazione, prima di andare a scuola. Tutto in una stanza di 3 x 3. Altro che cielo. Lì c’era tutto l’universo. Dopo uno scatto bisognava aspettare chissà quanto prima di rivedre il risultato. Ora la frase tipica dopo una foto è “fammi vedere”. Prima era solo un pensiero silenzioso “speriamo che sia venuta bene”.

Il digitale è un mondo stupendo (non sono certo un nostalgico e nemmeno un reazionario) – ha accorciato i tempi, è tutto più facile (non necessariamente più semplice), ma in cambio abbiamo perso qualcosa, che aveva il suo valore. Una volta un rullino da 36 mi durava un sacco di tempo, ogni foto era vissuta, ora arrivo a 100-200 foto al giorno, ma molti sono scarti ancora prima di essere scatti, perchè c’è una pressione del dito ma il dito non è collegato con niente, spesso nemmeno con l’occhio. C’è fretta nel premere ma non c’è l’urgenza (‘inner urge’). C’è un tentativo casuale (che può anche andare bene alle volte), non c’è uno scopo e nemmeno un obbiettivo. Nessuno lo è più. Dobbiamo ricordarci com’era fare una foto con l’analogica e ricercare quello stato che è interiore. E’ un’opportunità di presenza.

Il digitale è talmente potente che rischia di renderci impotenti e inconcludenti, mentre una volta con tutti quei vincoli eravamo lì, non c’erano santi.

La stessa cosa succede con tutto ciò che è diventato digitale, il disegno, la musica, la scrittura, etc.

Essere analogici in un mondo digitale può salvare il mondo

works in progress

Settimane cruciali le due prossime. Oggi sono partiti i lavori per la costruzione di una regia all’interno di un’aula dello IED di Milano, per le lezioni di Sound Design. Ho pensato ad un progetto “stile Ikea”, in modo tale che il grosso del progetto fosse realizzato in laboratorio e poi, una volta pronto, fosse montato in aula nel giro di una settimana. Così le lezioni sono andate avanti fino a venerdi scorso e riprenderanno subito dopo. Appena si comincia a vedere qualcosa metto le foto. Grazie a Federica “Phade” Colombo per tutto, veramente!

Poi c’è lo studio di Claudio, che pian piano prende forma. Ora ci sono i cartongessi, i tubi dell’aria a penzoloni, i corrugati delle linee elettriche e canale audio ancora vuote, la console nera fiammante e il pavimento finito protetto da una moquette. Il tutto illuminato da una lampada da cantiere. Entro fine mese è tutto finito.

In entrambi i casi la squadra di lavoro è eccezionale. Poi metterò i nomi e i cognomi. Ognuno si merita la sua risonanza.

Bella l’esperienza del cantiere, vedi prender forma delle linee che fino a poco prima erano, molto astratte in fin dei conti, solo nella tua testa (ma in fondo anche nel corpo a ben vedere). Ma prima ancora dov’erano? Non lo so, veramente… in ogni caso questa ricerca a ritroso mi interessa. Più si va indietro e più ci si conosce, e questo non è poco. La bellezza del cantiere sta anche nel farti rendere conto che la materia ha uno spessore, un peso e un odore, da vicino è irregolare (tutte cose per nulla scontate quando si disegna), si adatta ma fino a un certo punto alla tua volontà e trovare questo limite è un’altra bella ricerca. Ti insegna a tener conto di tutte queste cose reali per la prossima volta che disegnerai.

Così alla fine ogni linea avrà la sua pesantezza. E ogni forma realizzata avrà la sua leggerezza.

27 sounds

Trovo estremamente interessante il saper riconoscere i suoni e a partire dai suoni capire l’origine dei materiali, la loro pericolosità, la forma, il calore, il colore… I suoni sono infiniti e tutto diventa più complicato. Un lavoro di sintesi è necessario.. e tutto diventa semplice. Non facile.

me myself and I

…non c’è più neanche una cellula di questa persona,

eppure sono io… si saranno passate il testimone…

°O

_ Qualche anno fa ho seguito un seminario tenuto da un professore giapponese. Prima di cominciare disegnò alla lavagna due cerchi: un piccolissimo cerchio e uno che prendeva quasi tutta la lavagna (avrebbe usato il muro se avesse potuto).

“Il cerchio più grande rappresenta La Conoscenza. Quello più piccolo la nostra conoscenza”

[2009] Distretto 51 – Live at Politeama

Baciami ancora un Pop

…il making of della nuova canzone di Sommolorè. Nel video gli studi di Brooklin, Kaneepa (Milano), Forum (Roma)

e quindi il video: