paini.

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DDN free magazine – Pinaxa + Kaneepa

Cliccando qui sotto puoi scaricare l’articolo pubblicato su DDN_free, che riguarda gli studi progettati per Pinaxa e Michele Canova:

Grazie so much a Lorenzo Palmeri per il lavoro e la generosità! foto dp by: Federica Guidali & Mauro Del Romano

061039

Oggi è il compleanno di mio papà, il Luìs, che sta rifacendo casa. Avrai una casa bellissima

Claudio Guidetti Rec. Studio: the “A” Team

Ladies and gentleman, ecco a voi i ragazzacci che hanno realizzato lo studio di Claudio Guidetti!

ILFORD

Ho imparato ad amare le foto con questa pellicola. Le nottate in cucina (camera oscura) con mio padre che mi insegnava a svilupparle. E poi vedere la foto nascere pian piano dall’acido, e poi arrestarla e poi appiccicarla sulle piastrelle e poi rivederle al mattino prima della colazione, prima di andare a scuola. Tutto in una stanza di 3 x 3. Altro che cielo. Lì c’era tutto l’universo. Dopo uno scatto bisognava aspettare chissà quanto prima di rivedre il risultato. Ora la frase tipica dopo una foto è “fammi vedere”. Prima era solo un pensiero silenzioso “speriamo che sia venuta bene”.

Il digitale è un mondo stupendo (non sono certo un nostalgico e nemmeno un reazionario) – ha accorciato i tempi, è tutto più facile (non necessariamente più semplice), ma in cambio abbiamo perso qualcosa, che aveva il suo valore. Una volta un rullino da 36 mi durava un sacco di tempo, ogni foto era vissuta, ora arrivo a 100-200 foto al giorno, ma molti sono scarti ancora prima di essere scatti, perchè c’è una pressione del dito ma il dito non è collegato con niente, spesso nemmeno con l’occhio. C’è fretta nel premere ma non c’è l’urgenza (‘inner urge’). C’è un tentativo casuale (che può anche andare bene alle volte), non c’è uno scopo e nemmeno un obbiettivo. Nessuno lo è più. Dobbiamo ricordarci com’era fare una foto con l’analogica e ricercare quello stato che è interiore. E’ un’opportunità di presenza.

Il digitale è talmente potente che rischia di renderci impotenti e inconcludenti, mentre una volta con tutti quei vincoli eravamo lì, non c’erano santi.

La stessa cosa succede con tutto ciò che è diventato digitale, il disegno, la musica, la scrittura, etc.

Essere analogici in un mondo digitale può salvare il mondo

works in progress

Settimane cruciali le due prossime. Oggi sono partiti i lavori per la costruzione di una regia all’interno di un’aula dello IED di Milano, per le lezioni di Sound Design. Ho pensato ad un progetto “stile Ikea”, in modo tale che il grosso del progetto fosse realizzato in laboratorio e poi, una volta pronto, fosse montato in aula nel giro di una settimana. Così le lezioni sono andate avanti fino a venerdi scorso e riprenderanno subito dopo. Appena si comincia a vedere qualcosa metto le foto. Grazie a Federica “Phade” Colombo per tutto, veramente!

Poi c’è lo studio di Claudio, che pian piano prende forma. Ora ci sono i cartongessi, i tubi dell’aria a penzoloni, i corrugati delle linee elettriche e canale audio ancora vuote, la console nera fiammante e il pavimento finito protetto da una moquette. Il tutto illuminato da una lampada da cantiere. Entro fine mese è tutto finito.

In entrambi i casi la squadra di lavoro è eccezionale. Poi metterò i nomi e i cognomi. Ognuno si merita la sua risonanza.

Bella l’esperienza del cantiere, vedi prender forma delle linee che fino a poco prima erano, molto astratte in fin dei conti, solo nella tua testa (ma in fondo anche nel corpo a ben vedere). Ma prima ancora dov’erano? Non lo so, veramente… in ogni caso questa ricerca a ritroso mi interessa. Più si va indietro e più ci si conosce, e questo non è poco. La bellezza del cantiere sta anche nel farti rendere conto che la materia ha uno spessore, un peso e un odore, da vicino è irregolare (tutte cose per nulla scontate quando si disegna), si adatta ma fino a un certo punto alla tua volontà e trovare questo limite è un’altra bella ricerca. Ti insegna a tener conto di tutte queste cose reali per la prossima volta che disegnerai.

Così alla fine ogni linea avrà la sua pesantezza. E ogni forma realizzata avrà la sua leggerezza.

27 sounds

Trovo estremamente interessante il saper riconoscere i suoni e a partire dai suoni capire l’origine dei materiali, la loro pericolosità, la forma, il calore, il colore… I suoni sono infiniti e tutto diventa più complicato. Un lavoro di sintesi è necessario.. e tutto diventa semplice. Non facile.

me myself and I

…non c’è più neanche una cellula di questa persona,

eppure sono io… si saranno passate il testimone…

°O

_ Qualche anno fa ho seguito un seminario tenuto da un professore giapponese. Prima di cominciare disegnò alla lavagna due cerchi: un piccolissimo cerchio e uno che prendeva quasi tutta la lavagna (avrebbe usato il muro se avesse potuto).

“Il cerchio più grande rappresenta La Conoscenza. Quello più piccolo la nostra conoscenza”

[2009] Distretto 51 – Live at Politeama

Baciami ancora un Pop

…il making of della nuova canzone di Sommolorè. Nel video gli studi di Brooklin, Kaneepa (Milano), Forum (Roma)

e quindi il video:

Signal to Noise Ratio

Succede sempre così. Ogni volta che riesco ad abbandonare i pensieri per un po’ (è una non-azione il lasciare andare), arrivano come per incanto le idee migliori. I pensieri in fondo non si auto-alimentano più di tanto e non hanno tutto quel potere che pensiamo che abbiano. Ma perché io sia in grado di abbandonare i pensieri (spesso ricorrenti) occorre, almeno nel mio caso, almeno in questo caso, stancarsi molto. Si tratta di una stanchezza “completa”, che investe tutto di me. Sono alcuni giorni che dormo pochissimo, qualche ora per notte, mille cose in testa. Stasera ero sul treno, salito un attimo prima, e poco dopo già dormivo seduto e storto su quel sedile per nani. In quei minuti lunghissimi di sonno non ho sognato perché non ce n’era più bisogno in fondo, non c’era nulla da dire o da fare. Solo rilassare i pensieri e il corpo, un po’, attraverso il sonno, questa volta. Al risveglio i pensieri erano ancora calmi, come soffioni di tarassaco quando non c’è vento, per terra, tutto in un equilibrio instabile, calmo e all’erta. In quel breve momento, taac, è arrivata un’idea per uno studio che sto disegnando, e dire che erano almeno un paio di settimane, no di più, che ci stavo “pensando”. In realtà fino a quel momento il mio pensiero aveva generato solo moti turbolenti, un rincorrersi di immagini tipo domino, nulla né di veramente logico né di veramente sul pezzo. Ma la stanchezza grazieadio ad un certo punto arriva e ti impone di fermarti, a suo modo; e quello che succede attraverso questa resa non è la sconfitta ma il dono della ricezione.

a new hero

whatsound-whatnoise

“Sound is what comes out of your practice” [Shunryu Suzuki]

Mu.S.A.

POLITECNICO DI MILANO Polo Regionale di Lecco Facoltà di Ingegneria Edile – Architettura Corso di Laurea in Ingegneria Edile – Architettura

Tesi: Mu.S.A. – Museo di Storia dell’Arte per il Cimitero Monumentale di Milano Progetto di recupero e riallestimento dell’area d’ingresso

Relatore:  Prof. Arch. Ornella Selvafolta Correlatore:  Prof. Arch. Manuela Grecchi Consulente (approfondimenti acustica):  Ing. Dario Paini

Tesi di laurea di:

Paleari Roberto Rizzo Fabio Terenghi Claudia Irma

Anno Accademico 2006 – 2007

Scarica il 1° capitolo della loro tesi.

more info: http://paleariroberto.blogspot.com/

root tour

“L’uomo è una pianta rovesciata, le cui radici si estendono verso il cielo e i rami verso la terra” [Mr Platone]

iDea

Dove sta l’idea? È veramente tua l’idea che ti viene in mente? Da dove arriva? Perché arriva a te? Quali sono le condizioni perché questa ti venga a trovare? Credo che la buona idea sia in mezzo a due o più persone che cercano di conoscere, il mondo e quindi se stesse (e viceversa). L’idea è il risultato di un contatto molto umano, e per questo fragile, ma non debole, è qualcosa che non appartiene a nessuno in realtà, non perché non sia tangibile, ma perché l’idea è come un fiocco di neve: se lo tocchi lui scompare sotto i tuoi occhi e ritorna alla terra. “Questo o quel verso fortunato non può insuperbirci, perché è dono del Caso o dello Spirito; solo gli errori sono nostri.” J.L. Borges

Smooth

    Caro Gogo, mi chiedi di scrivere qualcosa di qui, di CPH, o KBH, a seconda. Così spero che le prossime righe, prese a caso tra i miei ricordi recenti, ti invitino a voler respirare quest’aria, così diversa. Sì, perché qui si respira la calma. È difficile spiegarsi, ed è difficile anche accorgersene, credo, se si viene qui come turisti. Perché il turista, essendo di passaggio, non può che assaggiare e andare via, e la calma, si sa, non è amica del poco tempo, o di un solo w-end (weak end). È come il basso in una band, hai presente? C’è ma non si sente, o meglio deve scomparire per accorgerti che prima era lì, ad avvolgere ogni cosa in maniera discreta. La discrezione. E la calma. Intorno. Ecco quello che sento dopo 2 mesi che vivo qui. Così, spesso le persone, anche, diventano invisibili, almeno per noi che abbiamo bisogno che una cosa sia stra-ordinaria per accorgerci della sua presenza. È strano ma è così: impari a sorprenderti delle cose normali. Notare la discrezione, la calma, le cose che sembra facciano di tutto per sfuggirti. Così, le cose non hanno bisogno di sembrare qualcos’altro. (Le case sono a forma di casa.) (Le persone ti sembreranno fredde, ma fa parte della parte, è coerente con il loro modo di apparire sfocati.) Tutto sembra così in tema, così, appunto, in linea con ciò che è intorno. Tutto è luminoso ma pacato come la luce decisa da questa latitudine. Non c’è nulla che abbaglia, che fa sensazione, che colpisce. Si tratta, semmai, di un pugno al rallentatore: hai tutto il tempo per spostarti, ma poi decidi (senti) che vale la pena di rimanere lì, per farsi colpire da un cosa che nel frattempo si è trasformata, per forza di cose, in una specie di carezza. Così, alla fine impari ad osservare proprio ciò che rimane nascosto. Forse sotto sotto ti aspettavi che ti parlassi dei palazzi, dei monumenti (di certe statuine), o del fatto che qui il vino italiano costa meno che in Italia (“poritalia”), o che CPH (o KBH?) è semplicemente bellissima (it’s wonderful); ma in fondo queste cose le puoi trovare in qualsiasi guida, e scritte anche meglio. Ho preferito raccontarti la normalità, quella di tutti i giorni, e così diversa dalla nostra. Un mondo dietro un sottilissimo strato di carta velina.   [dariopaini (c) per un numero di Thea. Cph, aprile 2004, dentro un bar bellissimo, dove si può bere un caffè, leggere un libro preso dalla libreria o portato da casa. L’Adele non era ancora nata ma era già con noi]

Miles a_head

Cinquestelle Un Omaggio a Miles Davis

“Suono per la terra (pausa) “Uso il tempo per uscire da esso (pausa)

CPH – Operaen

Cliccando qui è possibile scaricare l’articolo completo pubblicato sul numero 11 di Arketipo.

Silence Museum

_ É come quando passeggi per strada, o sei seduto in un bar, e guardi, o meglio curiosi nelle case che si affacciano sulla strada che stai percorrendo (o vivendo attraverso un caffè). Guardi dentro e intravedi altre normalità, altre abitudini:

E Dio creo’ la Roccia

Quel giuvinot qui sopra è mio papà. Oggi compie 70 anni, ed è ancora forte come una una roccia.

Buon Compleanno Luìs!

[2009] Lorenzo Bertocchini – Hearts of Stone

2009, 23rd sept. (BTW Bruce’s 60th birthday…)

Tracklist: 1. Used Cars 2. Ricky Wants A Man Of Her Own 3. Linda Let Me Be The One 4. Factory 5. Sherry Darling 6. Hearts Of Stone 7. I`m A Coward When It Comes To Love 8. Dry Lighting 9. Meeting Across The River 10. Cindy 11. Incident On 57th Street [con Erin Sax Seymour] 12. Sugarland 13. The Angel [duetto con Elliott Murphy] 14. When You`re Alone 15. Working On The Highway 16. Follow That Dream

           

Musicians: Lorenzo Bertocchini (voce, chitarra acustica, armonica, percussioni), Elliott Murphy (duetto vocale su The Angel), Alessandro “Tallo” Talamona (chitarra elettrica, acustica e banjo), Luca Fraula (organoHammond B3 e Fender Rhodes), Dario Paini (sax), Roberto “Shock” Masciocchi (piano e piano elettrico), Radoslav Lorkovic (fisarmonica), Erin Sax Seymour (cori), Giusy Consoli (cori), Stefano “Illo” Failla (cori), Giovanni Pasquetti (basso), Pino Li Trenta (batteria).

Listen to “Meeting Across the River”: [soundcloud url=”http://soundcloud.com/paini/meeting-across-the-river-lorenzo-bertocchini-dario-paini”]

more info here

MEETING SONG

[soundcloud url=”http://soundcloud.com/paini/meeting-across-the-river-lorenzo-bertocchini-dario-paini” params=”show_comments=true&auto_play=false&color=3828e5″ width=”100%” height=”81″ ] Happy birthday Bruce!

[2009] Apple Pirates – Uncertain, TX

Musicians: Lorenzo Bertocchini: vocals, acoustic guitar, harmonica Alessandro “Tallo” Talamona: electric guitar, back vocals Luca Pasqua: electric guitar, back vocals Roberto Masciocchi: keyboards, organ Dario Paini: soprano + tenor saxes, glockenspiel, percussion, backing vocals Marco Negrelli: bass, back vocals Floriano Botter: drums

Listen to “Everybody”:

recensioni: La Stampa Rock Shock IndieForBunniesdotCom

cv

Nato a Varese […] Vissuto a Varese […] Scappato da Varese (it’s a town full of losers) […] Tornato a Varese (it’s a town full of lovers) […]

eu sou

Festival della Creativita’ – TheKing [LoRe’]

dal 4′:40” – 4′:43″ sono svizzero!

Festival della Creatività 2008: incontro con Jovanotti from Festival della creatività on Vimeo.

The Secret Studio – Part I

Di ritorno da Sciacca dove in due giorni abbiamo costruito a mano una parete di mattoni fatti a mano, che farà parte dello studio di registrazione di Ivan Segreto, gran pianista e gran cantante e gran persona.

Interessante fare quello che uno di solito disegna con qualche grammo di mina di matita… molto più pesante la materia, ma ti permette di tenere i piedi per terra, di non fare voli inutili e/o inutilizzabili (non si può fare tutto ciò che uno ha in testa). E quindi di volare con una direzione in testa… Si tratta di una parete con proprietà diffondenti dal punto di vista acustico, realizzata secondo un algoritmo (segreto) che arriva da un calcolo complesso. Ora è tutto lì, in piedi. Fierezza.

Di fianco ci metteremo il piano a coda di Ivan e il suono che tornerà indietro sarà bello caldo, perché ci saranno gli echi del forno, della terra, del cielo di Sicilia, di tutto in fondo… Grazie ai ragazzi che mi hanno aiutato a fare una parete “a minchia di cane”!

Hanno contribuito alla perfetta riuscita della parete: – Benedetto Solano, (titolare dell’impresa) detto “BBinirittu” con funzione di capu mastru; – Giuseppe Anaclio, addetto alla posa in opera di marunazza, detto “Pippo” con funzione di mastru; – Vincenzo detto “Enzo”, addetto alla quacina con funzione di picciottu o anche detto “mezza cazzola”.

Da loro ho imparato/intuito un sacco di cose, il silenzio, l’essere lì, proprio lì, l’arte del fare, la calma. Che bellezza! Grazie a Massimo Trapani, esimio architetto (progettista di tutto il resto della casa, che è un incanto), per i consigli sempre speciali e alla famiglia Segreto/a per l’ospitalità fuori dal comune.

Vostro, Dariuzzu

L’acustica nell’edificio

[L’Acustica nell’Edificio – a cura di: Luca Gattoni – Dario Paini]

Quello che nel libro non c’e’…

…di seguito quello che ho scritto per il libro sul Distretto 51 scritto da Gianni Beraldo. Alcune cose sono state tolte (anche se non so perchè). Il distretto è come una valanga. No: è una valanga. Dove passa prende su qualcosa e non lo lascia più. Nell’89 questa cosa passa dalla mia vita, mi prende dentro e non mi lascia più. Mi ricordo, come ieri, il primo contatto.

[2005] Distretto 51 – Live @ Molina

 

 

 

 

 

 

 

 

Distretto 51 – Live at Molina [2005]

Johnny Daverio: Voce Simona Paudice: Voce Peppo Nasoni: chitarra Gege Rossi: chitarra Maurizio Carosi: basso Maurizio Pelanconi: batteria Luca Fraula: pianoforte, tastiere Roberto Maroni: hammond organ Marco Caccianiga: percussioni Ferruccio Mambrini: tromba Ivan Caico: sax tenore e baritono Dario Paini: sax tenore, hammond organ (on “rainy night”) Nathan Sinigaglia: sax contralto Luca Giacalone: trombone Special Guest: Chiara Brusa, flauto in Bridge over troubled water e Lovin’ Arms

Tracks List:

1.Tell Mama Marcus Daniel, Clarence Carter, Wilbur Terrell

2. Emotionally Yours Bob Dylan

3. A Change Is Gonna Come Sam Cooke

4. Lovin’ Arms Tom Jams

5. Bridge Over Troubled Water/You’ve Got A Friend Paul Simon/ Carole King

6. Feelin’ Alright Dave Mason

7. My City Of Ruins/People Get Ready Bruce Springsteen/Curtis Mayfield

8. Respect Yourself Sir Mack Rice, Luther Ingram

9. Let’s Get It On Marvin Gaye, Ed Townsend

10. Rainy Night In Georgia Tony Joe White

11. Goin’ Back To Louisiana Bobby Osborne

12. Your Are My Sunshine Davis Mitchell

13. Givin’ It Up For Your Love Jerry Lynn Williams

“Let’s Get It On” [from Live at Molina – Distretto 51] by paini

R-ESISTERE

[articolo pubblicato sul sito dell’Orlando]

In treno, di ritorno da Cortona, dove i fortezzari si sono riuniti per sentire le cose e tradurle pian piano in idee linee cose. Sto scrivendo sul mio taccuino, a mano (è così liberatorio potersi permettere di non usare il computer ogni tanto); magari sul treno è un po’ più difficile… è come se qualcuno ti desse continuamente degli spintoni sul gomito, porcaeva). Ma resisto.

Sta Stando

_ Sto pensando che le case vivono di più dell’uomo che ci vive. Tra 150 anni tutti i luoghi del mondo saranno abitati da altre persone. Sto pensando alla percezione del tempo che noi esseri (più o meno) umani abbiamo. Un secondo dura un secondo, lo sentiamo come un secondo. E allo stesso modo un anno dura un anno. Per una stella un anno dura meno di un respiro di un colibrì, un secolo è ancora poco. Per una casa anche. Non come una stella ma neanche come un uomo… Sto pensando alla Fortezza (qualcosa di nuovo per me che non la conoscevo) che è lì da un sacco di tempo, ma forse per lei è solo passato il tempo necessario per diventare qualcosa d’altro. Un periodo di transizione. In fondo una grossa nave ha bisogno di tempo per cambiare rotta. C’è una processione di eventi lenta e velocissima che porta inevitabilmente al tempo presente. Che cosa facciamo ora? E’ la domanda giusta? Non lo so. Che cosa siamo ora? Già meglio. Come relazionare la nostra percezione del tempo con quella di una casa, che vive più di noi? Come rispettarla e allo stesso tempo “invaderla” con sane idee per farla vivere in un altro modo? Dobbiamo chiederle il permesso. In fondo entriamo in un corpo e la cosa mi sa di violenza se lo fai senza pensare e senza sentire. L’altro giorno mi ha scritto Lorenzo e mi ha detto: “dobbiamo andare lassù insieme e sentire le cose col corpo”. Dobbiamo sentire con il corpo le cose che ha da dirci Lei. Poi agiremo di conseguenza. Lei e suo marito, il Genius Loci! Entrare in un posto e farsi consigliare da Lui è un’esperienza quasi mistica, perchè il linguaggio non è quello ordinario, e non parte dalla testa… Ed è un dialogo se solo siamo capaci di ascoltare e di parlare con quel linguaggio. Mi chiedo se sarò all’altezza, è inevitabile pensarlo. Ma poi il passo va fatto e sentito. Se sarò lì nel suo e nel nostro tempo allora sarò all’altezza, altrimenti no. Il posto, come un vecchio nonno, ti racconta la sua storia e tu la ascolti, non per addormentarti e sognare, ma per permettere un collegamento preciso e profondo con la storia che ti ha portato fino a qui. Ora. Difficile ma inevitabile.

[articolo pubblicato sul sito dell’Orlando]

Fog

E’ un po’ come guidare nella nebbia: la direzione e’ giusta, lo dice una striscia bianca, che indica un punto che non si puo’ vedere. Si vede solo il vicino immediato. E non sempre. Accelerare sarebbe un suicidio. Fermarsi anche. Continuare con la giusta velocita’. Si’, ma quale? Ce lo dice la linea bianca, e la sua direzione. La nebbia obbliga a sentire ogni momento, per non perdersi nella nebbia.

dario paini © febbraio 2002

Keep your eyes on the price

“Se il prezzo fosse l’unico elemento troveremmo una soluzione, varrebbe la pena provare. Invece non è così…” – dall’intervista a Piero La Falce, Presidente della Universal. Quando mi capita di leggere delle biografie di musicisti che apprezzo, cerco sempre di capire quali siano (stati) i loro modelli, e poi mi piace conoscerli. In fondo, come diceva Borges, “Ogni artista crea i suoi precursori. La sua opera modifica la nostra concezione del passato, come modificherà il futuro”. Così ho scoperto che Caetano Veloso ha

L’ambiente suggerisce la musica (e viceversa)

[articolo uscito sul #4 di Thea con il titolo “Il punto di vista”] Sono qui contenute e riassunte le motivazioni che mi hanno spinto, qche anno fa, a scegliere, come argomento del mio PhD, l’acustica degli spazi aperti.

 

 

 

 

 

 

 

 

Si dice che la forma del contenitore non influenza il contenuto. L’acqua rimane acqua sia in una bottiglia sia nell’aria, come la pioggia. Ma se la bottiglia è fatta di ghiaccio, che cosa succede? Questa tenderà ad “ammorbidirsi”, mentre l’acqua all’interno si raffredderà. Non voglio certo far quello che inventa l’acqua… fredda, penso soltanto che l’ambiente condizioni in qualche modo le attività al suo interno, o comunque quelle che accoglie in sé. L’ambiente suggerisce…

just a tribute to W. Zevon

Warren Zevon (January 24, 1947 – September 7, 2003)

Lo confesso: questo Sig. Warren non sapevo neanche che fosse nato, e quindi per me è ora strano sapere della sua scomparsa. Strano. Ma voglio usare questo fatto per chiedere, per chiedermi:

Lost Blues

one last blues for Simone… see you into the music